TALES FROM NEUROCENE

MARCO GORI, LUIGI MARIA PEROTTI

Tales from Neurocene è un progetto di animazione sperimentale che unisce ricerca sull’intelligenza artificiale e immaginazione narrativa, nato dall’incontro tra il regista Luigi Maria Perotti e le riflessioni del prof. Marco Gori (Università di Siena). Inserito nel percorso di geniaLAB, l’appuntamento propone una domanda di fondo: quale futuro stiamo costruendo se l’evoluzione dell’IA procede senza un ripensamento dei suoi modelli tecnici, energetici e culturali?
Il punto di partenza è “The Final Chapter”, un breve prologo che introduce l’universo di Tales from Neurocene. Il film costruisce uno scenario post-apocalittico in cui una singola intelligenza artificiale centralizzata, chiamata “N”, governa il pianeta con l’obiettivo dichiarato di “rieducare” l’umanità. Il Neurocene non è soltanto un’ambientazione di finzione: funziona come dispositivo critico, una provocazione che mette in scena le tensioni contemporanee tra potere tecnologico, responsabilità collettiva, impatto ambientale e visioni del progresso.
Accanto alla dimensione creativa, il progetto apre un ragionamento concreto sul “costo” dell’IA oggi: consumo di energia, risorse e infrastrutture. In questo quadro si colloca il lavoro di SAILab (Siena Artificial Intelligence Lab), guidato dal prof. Gori, orientato verso approcci meno energivori e più distribuiti, capaci di superare l’idea di sistemi unici e concentrati. L’ipotesi di una IA decentralizzata, connettiva e accessibile, viene posta come alternativa possibile alla logica della centralizzazione totale rappresentata nel mondo del Neurocene.
L’iniziativa si propone quindi come un terreno di confronto tra arte, tecnologia e ricerca, dove la sperimentazione con strumenti di IA diventa occasione per interrogare autorialità, scelte estetiche e implicazioni etiche. Un invito a guardare oltre l’effetto-novità degli strumenti, per discutere in modo informato quale modello di intelligenza artificiale sia desiderabile — e sostenibile — nel lungo periodo.
Relatori Luigi Maria Perotti è regista e documentarista con esperienza ventennale tra reportage e televisione; negli ultimi anni ha sviluppato progetti che sperimentano linguaggi e workflow basati su strumenti di intelligenza artificiale. Marco Gori è professore ordinario di Informatica all’Università di Siena e dirige SAILab. È tra i pionieri dell’IA in Italia, noto per i contributi al machine learning e per la promozione di strategie di sviluppo dell’IA orientate alla sostenibilità e alla decentralizzazione dei sistemi.

L’AI NEL RACCONTO DEL REALE

fondazione LIBERO BIZZARRI

All’interno del format GeniaLAB, “L’intelligenza artificiale nel racconto del reale” è un approfondimento dedicato a come gli strumenti algoritmici stiano trasformando il documentario contemporaneo, incidendo sui linguaggi, sui processi creativi e sulle modalità di produzione e circolazione dei contenuti. Il tema mette a fuoco la relazione tra innovazione tecnologica e pratiche narrative non-fiction, con particolare attenzione al modo in cui cambiano scrittura, progettazione visiva e costruzione del senso quando l’IA entra nei workflow creativi.
In collaborazione con la Fondazione Libero Bizzarri, realtà di riferimento per la promozione e la valorizzazione del cinema documentario italiano, l’iniziativa si colloca nel solco di una visione del documentario come pratica culturale e strumento critico per leggere la complessità del presente. L’intersezione tra documentario e IA viene trattata come un campo di ricerca in cui opportunità produttive e sperimentazione formale si intrecciano con questioni di responsabilità, trasparenza e qualità della rappresentazione. Il quadro teorico richiama la riflessione sui media e sulle tecnologie intese come estensioni dell’essere umano, con riferimenti alla tradizione degli studi di Marshall McLuhan e alle prospettive contemporanee sul rapporto tra media, percezione e costruzione della realtà. In questo orizzonte, l’IA non viene considerata soltanto come insieme di strumenti, ma come elemento che riorganizza l’ecosistema della visione e le modalità con cui il reale viene selezionato, montato e restituito.
Il focus include l’uso dell’IA nelle diverse fasi del lavoro documentaristico, dalla ricerca alla scrittura, dalla progettazione alla distribuzione e alla relazione con il pubblico, affrontando anche le implicazioni critiche ed etiche legate all’autorialità, al controllo creativo, alla provenienza dei materiali e agli effetti culturali delle immagini. L’appuntamento si inserisce inoltre in un percorso di collaborazione tra AANT e la Fondazione Libero Bizzarri orientato a costruire nuove occasioni di confronto su innovazione, ricerca e cultura.

NATI CYBORG

Claudio Paolucci

All’interno del format GeniaLAB, Nati Cyborg ha rappresentato un approfondimento dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e linguaggio, e a come la diffusione di sistemi generativi stia ridefinendo pratiche di scrittura, modelli comunicativi e processi di costruzione del senso. Il tema interroga ciò che cambia quando la produzione testuale non è più esclusivamente umana e quando l’interazione con le macchine diventa parte ordinaria dell’ecosistema culturale.
L’orizzonte di lavoro ha riguardato nodi centrali per chi studia e pratica la comunicazione: come si trasformano comprensione, intenzione e creatività in presenza di output generati algoritmicamente? Quali implicazioni culturali, sociali ed etiche emergono dall’uso quotidiano di strumenti di IA? In questa prospettiva, l’IA generativa viene considerata non solo come tecnologia operativa, ma come fattore che incide sulla definizione di identità, competenze e modalità di relazione, spingendo a riconsiderare come vengono prodotti e condivisi significati.
L’approccio, di matrice semiotica, ha messo a fuoco opportunità e zone d’ombra del nuovo sistema linguistico digitale, evidenziando continuità e rotture rispetto alle forme tradizionali di mediazione e interpretazione. Il tema si inserisce nel percorso formativo AANT come occasione di riflessione critica sui linguaggi contemporanei e sulle trasformazioni che attraversano gli ambienti di studio, lavoro e produzione culturale.
Ospite Claudio Paolucci è professore ordinario di Filosofia e Teoria dei Linguaggi presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Università di Bologna, dove insegna Semiotica e Filosofia del linguaggio. È presidente della Società Italiana di Filosofia del Linguaggio (SFL) e coordinatore scientifico del Centro Internazionale di Studi Umanistici “Umberto Eco”. I suoi studi si concentrano sul linguaggio, sulla cognizione e sui processi di costruzione del significato, con particolare attenzione al rapporto tra intelligenza artificiale e pratiche culturali.

CORPO D’OCCHIO

Massimo Canevacci

Durante l’evento AANT abbiamo discusso l’articolo di Massimo Canevacci Corpo d’occhio, un’etnografia esplorativa oltre il feticismo, dedicato a come la cultura contemporanea costruisce desideri, identità e immaginari attraverso le immagini.

Il testo propone l’idea di un “corpo-ottico”: uno sguardo che non è mai neutro, ma bio-culturale, allenato e trasformato dai codici visuali che attraversiamo ogni giorno tra pubblicità, arte, design e media. Al centro ci sono gli attrattori (dettagli che catturano la vista) e i montaggi che fanno scivolare i confini tra corpo e oggetto, pelle e tecnologia, sacro e quotidiano.

Dalle fotografie di Araki e Man Ray alle campagne Swatch, Breil e Gaultier, fino al caso del funerale di Renato Bialetti con la Moka trasformata in urna, l’articolo mostra come i “feticci” non siano solo merci, ma anche dispositivi simbolici che mettono in movimento significati, emozioni e relazioni.

Nel confronto in AANT, questo percorso è stato letto come un invito a fare etnografia della visualità: sostare nei dettagli, seguire le metamorfosi delle immagini, osservare come l’esperienza del corpo venga riorganizzata da oggetti, brand e narrazioni quotidiane.

Ne è emersa una domanda trasversale, utile anche fuori dall’accademia: che cosa succede al nostro modo di percepire quando la comunicazione visiva diventa l’ambiente principale in cui viviamo? Un’occasione per ragionare insieme su cosa accade quando guardiamo  e su come, spesso, è l’immagine a guardare noi.