GeniaLAB AANT: Design for All con Alessio Gallina

Cosa significa progettare oggi, in un contesto in cui linguaggio, immagini e tecnologie intelligenti contribuiscono a ridefinire continuamente il modo in cui interpretiamo il mondo?

 

È da questa domanda, tanto semplice quanto radicale, che ha preso forma l’ultimo incontro del 28 aprile del format GeniaLAB dal titolo “Design for All: Inclusione, Sensi e AI”. Un appuntamento che ha trasformato l’Aula Magna di AANT in un laboratorio critico, dove design e intelligenza artificiale sono stati osservati non solo come strumenti, ma come dispositivi culturali. Guidati dall’intervento di Alessio Gallina, docente di Teoria della percezione e psicologia della Forma in AANT gli studenti dei corsi accademici triennali hanno attraversato un percorso che ha messo in relazione linguaggio, discriminazione di genere e sistemi di IA, evidenziando come ciò che appare neutro, un colore, un’interfaccia, una parola, sia in realtà parte di un sistema più ampio di costruzione del significato.

 

Nel corso dell’incontro, introdotto e moderato dalla prof.ssa Gianna Angelini, direttrice scientifica e responsabile dell’internazionalizzazione dell’Accademia, è emerso con chiarezza come la discriminazione non sia soltanto un fenomeno sociale visibile, ma una struttura che si articola nei sistemi simbolici: nei linguaggi, nelle rappresentazioni visive e nelle logiche che guidano le tecnologie contemporanee. In questo scenario l’intelligenza artificiale assume un ruolo ambivalente. Da un lato strumento potente, dall’altro amplificatore di bias culturali, capace di riprodurre e rafforzare stereotipi attraverso output che diventano veri e propri atti discorsivi. Le piattaforme digitali, inoltre, tendono a costruire ambienti sempre più personalizzati, trasformandosi in spazi chiusi che rafforzano convinzioni preesistenti.

Il punto di svolta proposto dall’evento riguarda quindi il ruolo del designer. Non più semplice esecutore di soluzioni funzionali, ma figura consapevole, chiamata a interrogare continuamente il proprio operato. Progettare, in questa prospettiva, significa assumersi una responsabilità: definire possibilità, costruire accessi, immaginare forme di inclusione. Le riflessioni emerse durante l’incontro si inseriscono in un quadro più ampio, in cui il design viene riconosciuto come pratica intrinsecamente culturale, capace di incidere sulle modalità con cui le persone abitano spazi fisici e digitali e costruiscono relazioni